"Ritratti Itrani" e"La Festa della Madonna della Civita" di Marcello Milana



L’Archivio Milana conserva un patrimonio di oltre 5000 negativi su lastra e ca. 1000 positivi, attraverso i quali è possibile ripercorrere quaranta anni di vita e di storia itrana. Realizzati dal 1933 al 1974 da Marcello Milana, per lungo tempo unico fotografo del paese, formano, scatto dopo scatto, un significativo “filo della memoria”, lungo il quale si riconoscono eventi, volti ed “atmosfere” di anni e momenti cruciali per la storia di Itri, come di tutto il Paese: il regime fascista, i danni della seconda guerra mondiale, la ricostruzione e il “boom economico. Ma ad essere documentati sono anche i molteplici aspetti che formano la “microstoria”: quella della comunità itrana, con i culti religiosi, le attività sociali e politiche, e, ancor di più, quella delle singole famiglie, con le tante immagini di matrimoni o Comunioni e con una insostituibile galleria di volti, impressi nei ritratti e nelle piccole foto-tessera.

Da anni l’Archivio, attraverso periodiche esposizioni, si è impegnato a coinvolgere l’attenzione della cittadinanza itrana e a diffondere la conoscenza del proprio patrimonio di immagini, le quali, dopo un iniziale intervento di riordino ed inventariazione, sono state raccolte, operando una selezione, nel volume edito nel 2003: Marcello Milana fotografo a Itri, 1933-1974, e sono inoltre visibili sul sito internet: www.fradiavoloitri.org.

Nella scorsa edizione delle Giornate Fotografiche Internazionali è stata offerta una “panoramica” sull’attività di Marcello Milana, toccandone l’intero svolgimento e gli svariati temi e soggetti, frutto di un lavoro costante, quotidiano e attento alla realtà circostante.

Per l’edizione 2004 delle Giornate Fotografiche si è scelto di dare risalto a due temi particolarmente significativi, sia all’interno della produzione del fotografo, sia per la comunità itrana: Il culto della Madonna della Civita, fortemente sentito dai cittadini di Itri e dei centri vicini, e il ritratto.

La festa della Madonna della Civita, con i suoi rituali che si ripetono pressochè invariati ogni anno il 21 di Luglio, è stata documentata in numerose immagini di Marcello Milana che, a partire dal dopoguerra e fino ai primi anni ’70 se ne fa testimone, quasi “ufficiale”, seguendone i momenti salienti. Soprattutto in alcuni anni particolari (Pellegrinaggio della Madonna della Civita nei centri della provincia di Latina nel 1948, feste giubilari nel 75o anniversario della seconda Incoronazione della Madonna della Civita nel 1952), quando la venerata icona della Madonna lascia il santuario dove è custodita per “scendere” in paese, il fotografo ci restituisce una vera e propria “foto-cronaca” dell’evento, attraverso delle serie numerate che seguono l’intero snodarsi del percorso del Quadro, dalla sua sede abituale alle vie dei quartieri di Itri.

Nascono così le foto che testimoniano la festa nei suoi aspetti devozionali (i pellegrini al santuario, la discesa dell’icona, la Piazza Incoronazione colma di fedeli, le processioni) e in quelli “profani”(le luminarie, gli spettacoli serali, le merci della fiera).

Il ritratto costituisce un altro nucleo importane, e quantitativamente rilevante, all’interno della produzione dello Studio Milana. Eseguito negli anni ’30 e ’40 ancora all’aperto, distendendo dei fondali “volanti” alle spalle del soggetto, svolgeva, per così dire, una funzione “sociale”, offrendo la possibilità a persone delle più diverse condizioni, anche ai più poveri, di conservare sulla carta la propria immagine e, soprattutto, quella dei loro cari. Sono fotografie che trasmettono piccoli segni di storie personali ma che, in controluce, parlano anche di particolari momenti storici: negli anni tra il 1940 - 1943 ad esempio, dai ritratti “spariscono” quasi del tutto gli uomini o i gruppi di famiglia. Dinanzi all’obiettivo del fotografo posano soprattutto le donne, da sole o con i figli, accompagnate a volte dagli anziani genitori. È il periodo della guerra, quando immaginiamo questi ritratti, spediti al marito lontano, farsi veicoli di legami familiari ed affettivi.

Negli anni ’50, superato il periodo difficile del dopoguerra, con la ricostruzione e il progressivo ritorno alla normalità, anche il ritratto subisce dei mutamenti: ricompaiono i gruppi di famiglia e gli scatti vengono ora eseguiti al chiuso, nella “sala di posa” allestita da Milana nel 1952, dotata di fondali, lucernario, lampade e oggetti d’atelier. A partire da tale momento la produzione ritrattistica si stabilizza in uno schema più o meno costante ripetuto nel corso degli anni ’50 e ’60, nel quale a variare sono solo gli oggetti d’arredo. A volte tuttavia questi ultimi risultano particolarmente significativi e, ancora una volta, ci parlano di un’epoca, come in un ritratto della fine degli anni ’50, in cui una giovane donna posa portando all’orecchio la cornetta di un telefono, quasi a celebrare uno dei simboli del “boom economico”, il cui uso, proprio in quegli anni, si diffondeva sempre più nelle case degli italiani.

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