L'oliva racconta

Una storia che si perde nei secoli.Introdotta nell'Italia centrale dagli Etruschi la coltivazione dell'olivo fu ampiamente sviluppata dai romani che fecero soprattutto dell'olio, una delle principali basi dei commerci e degli scambi con altri popoli. Le particolari anfore romane destinatealla conservazione dell'olio e delle olive sono esposte nei più importanti musei grazie agli ingenti ritrovamenti sottomarini.. Dopo le invasioni e la crisi del Medioevo, come ricorda la guida agli extravergini d'Italia, edita da Slow Food, furono i conventi a salvare l'olivo e la produzione del suo prezioso frutto.La produzione familiare riprese vigore tra il settecento e l'ottocento tanto che molte famiglie, anche a Itri, avevavo speso i proprio frantoi la maggior parte dei quali si trovavano nella zona alta, quella d'impianto medioevale. Molti furono distrutti dai bombardamenti dell'ultima guerra mondiale altri sopravvivono, ma chiusi e inaccessibili.

Nel dopoguerra un ruolo importante lo ha svolto la Cooperativa Unione Agricoltori Itrani -UNAGRI- che con impianti sempre piuù moderni è riuscita ad assicurare una molitura nei tempi giusti e con una qualità sempre crescente. Alla cooperativa aderiscono circa cinquecento agricoltori, che rappresentano circa la metà della produzione di olive itrana. Un altro frantoio privato lavora nei pressi della Chiesa dell'Annunziata nella parte bassa del Paese, mentre la famiglia Mancini ha sviluppato dal 1952 un'industria dell'olio che commercializza il prodotto in diverse regioni. italiane ed anche all'estero.

Ma, buona parte delle olive itrane veniva e viene conservata in salamoia con l'aggiunta del solo sale marino.Si tratta della oliva di varietà itrana famosa, dai tempi del Regno di Napoli, come Oliva di Gaeta.Un prodotto molto apprezzato anche sui mercati di Roma che si conosce con il nome di Gaeta, perchè era nel porto della vicina cittadina che i contadini ed i grandi proprietari di oliveti commerializzavano, oltre all'olio, le olive in salamoia.Per cui sono diventate per tutti le "Olive di Gaeta".Recentemente, organizzazioni di categoria ed enti locali hanno sostenuto la valorizzazione dell produzione tipica dell'Oliva da tavola Itrana denominata "Oliva di Gaeta".

L'Olio Extravergine itrano.

Ma, un altro lavoro importante è stato fatto, soprattutto dalla condotta locale di Slow Food (vedi scheda nella voce associazioni) sull'olio extravergine. I piccoli ed i grandi produttori tendevano, infatti, a produrre un'olio di buona ed, in molti casi, di ottima qualità, ma per una vendita in massima parte sfusa ed indifferenziata.Acquistare l'olio al frantoio mentre esce dalla spremitura è certamente un gesto pieno di fascino ed è garanzia di buona qualità e, soprattutto, di un'olio nuovo ma non tuttipossono farlo.

Lo sforzo della responsabile locale di Slow Food, Rita La Rocca, è stato quello di spingere alcune aziende ad una maggiore qualificazioni dei propri olii da immettere sul mercato con il marchio della propria azienda.Ciò con ottimi risultati. Infatti, dopo una serie di convegni ed incontri con esperti si è arrivati a potere avere sulla Guida agli Extravergini italiani, pubblicata Slow Food Editore, ben sei produttori itani con un record per quanto riguarda il Lazio, ma tenendo testa anche a regioni con una più lunga esperienza in questo settore.

Si tratta delle aziende:

Valle d'Itri di Anna Serena Ciccarelli- tel e fax 07771 311042

Valle Quercia di Filomena Peppo - tel.0771 727322

Agroalimentare Paolo Arzano - tel 0771 727612

IMOIL- stabilimento di Genesio Mancini che opera dal 1952- tel 0771 721261

Mandrarita di Valerio Pelliccia - 0771 729186

Azienda Pelliccia - con Angelo Pelliccia impegnato a sviluppare una tradizione di famiglia -0771 727955

Unagri-Unione Agricoltori Itrani - Via A.- Padovani,41 - tel.0771-727928

Villa Vanda di Gregorio Pennacchia- Località Vallefredda - Tel. 0771-727768