La seconda invasione del 1806.

Ripristinata, nel sangue,la monarchia borbonica,Michele Pezza iniziò a vivere i primi anni della sua vera vita privata, godendosi gli affetti della famiglia. Tutto ciò la fece ,in un certo senso, imborghesirsi tanto che nei ritratti ad olio, conservati dagli attuali discendenti della famiglia, appare abbastanza irrobustito e non più l'esile e baffuto ricercato,di quando era ventinovenne colonnello. Andò ad abitare nella Napoli popolare e si racconta che fosse anche poco rispettato dagli altri inquilini.

Ritratto su tela ad olio di Michele Pezza, di proprietà della famiglia,conservato a Napoli.

La riproduzione fotografica è di Marcello Milana.

Nel gennaio del 1806 i francesi misero in piedi una seconda spedizione contro,il Regno di Napoli e, come di consueto, la Corte fuggì a Palermo e l’esercito oppose una modesta resistenza ad eccezione della roccaforte di Gaeta, dove la resistenza durò sei mesi e vedendo impegnato anche Frà Diavolo che aveva risposto alla nuovo chiamata di Ferdinando IV ma, soprattutto, della regina Maria Carolina. Con il suo nuovo esercito popolare e l’aiuto della marina britannica al comando del Contrammiraglio Sidney Smith si impegnò nel tentativo di ripetere la rivolta delle popolazioni meridionali. La risposta, anche questa volta, non mancò, ma i francesi erano meglio organizzati ed una vera e propria colonna mobile fu destinata dal Maresciallo Massena a dare la caccia a Frà Diavolo.

La caduta della fortezza di Gaeta, le vittorie francesi in Campania e Calabria finirono per isolare Frà Diavolo che restò con pochissimi uomini. Nonostante ciò, riuscì ancora ad arrivare nell'agro-nocerino, muovendosi tra Positano e Salerno fino ad Eboli. Un tentativo di imbarcarsi da Torre Annunziata per la Sicilia fallì e riuscì, successivamente, a nascondersi nella quasi inaccessibile gola di Furore, sulla costiera amalfitana, ospite di una sua amica, dove rimase diverse settimane prima di cercare di riconquistare le montagne e tentare, nuovamente, di imbarcarsi per Palermo. Rimasto solo, con il fido amico Vito, venne catturato.In un primo momento fu richiuso nel castello di Arechi a Salerno e poi condotto a Napoli,con una spettacolare operazione, tra l'incredulità del popolino. Si vuole che i francesi tentassero di farlo passare dalla loro parte come colonnello della Gendarmeria, ma che Michele Pezza rifiutò di “tradire” il Suo Re. Ebbe un processo che si può definire, per l'epoca, regolare e furono respinti tutti i tentativi di clemenza chiesti dagli inglesi. Fu impiccato, come abbiamo detto, l' 11 novembre del 1806 sulla Piazza del Mercato di Napoli, “palcoscenico” di tante storiche esecuzioni.

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-----------------------------------------------------------------------------L'impiccagione di Frà Diavolo a Napoli, in una ricostruzione di Claudio Capuano

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