Rossella Fusco - Poetessa

Nata a Itri (Latina) il 12 novembre 1961, dove vive e lavora, Rossella Fusco, fa nella vita la psicoterapeuta , ma la sua grande passione, fin da giovanissima, è stata la poesia. Numerose le sue pubblicazioni ed i riconoscimenti in occasione di molti concorsi di poesia.

In particolare, ha pubblicato : la silloge poetica Non trovo lacrime presso le Edizioni del Giano (Roma, 1986) con prefazione di Dario Bellezza; la raccolta di liriche e prose poetiche Cabala premio pubblicazione "Portico d'Onofrio 1994"; il volume di versi Cinquantadue falo' e un tango solitario presso Book Editore (Bologna, 1998) con una nota di Alberto Bertoni; la raccolta di liriche ed epistole Principe delle fiabe presso Fermenti Editrice (Roma, 2000) con prefazione di Plinio Perilli; la silloge Feliçita all’interno del libro curato da Eugenio Rebecchi “Quando il poeta è donna” presso Blu di Prussia editrice (Piacenza, 2002).

Inoltre, Rossella Fusco, pratica la arteterapia. Tra le pubblicazioni scientifiche in materia:Figli del Dio del Mare (2000); il calendario I mesi dell’anima (2003) ed il calendario Le parole dell’anima (2004).

Di seguito una piccola selezione delle poesia di Rossella Fusco.

Ninfa

Vivo dentro il vulcano
in fondo a maree
e onda divento
per turbare l’oceano,
ho dita d’acqua
e d’arpa e braccia da gabbiano
reale per danzare le notti
austere dell’inverno,
gambe da gazzella fuggiasca
fianchi fluttuanti fino
al fondo degli abissi.

Ho foglie di platano rosse
nella mia casa ed un altare

per gli dèi della prima tenerezza,
vento e fuoco- fuoco e vento sorvegliano
l’uscio socchiuso
e la danza da principessa
scalza, nella mia stanza
ho il camino ancora acceso
vestiti appesi alle pareti
e riserve di datteri
in cantina con anfore di miele.

Solo petali per l’assenza tua
arcana e non preghiere
per la tua sete atea
ma vino rosso per brindare
all’ultima partenza.
Alla terra domando
alisei tiepidi per i tuoi occhi
orme leggere e oblio
per i passi di pellegrino
e bisacce colme di cibo e bramosia.

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“Via col vento”

I

Vivien Leigh e Clark Gable
amaro palissandro di consolle

in camera da letto,
con tanta intimità il verbo
ultimo tra asfodeli aspri.

II

Mia madre non guarda la tivù
ago e ago scuce cuce stole
per signore ossigenate,
grano minacciato dall’inverno
ermellino senza ostenti
mia madre agata e corniola.

III

Sul viale robbio di cotto
sgretolato e figlie claudicanti
mio padre ripone a mosaico pezzetti
di legno tasselli di rassegnazione
per l’inverno da venire e su giornali
d’avanzo ritaglia notizie dimenticate
come tralci d’una vite d’altri tempi

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Resa

Approfitta di me, delle mie gambe
e del collo sussurro di civetta.
Abbi labbra dolci di cupudigia
e tenero viola con cui avvolgermi.


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1994, nel segno della volontà

Tua madre è una gatta, lo sai? randagia
sotto i platani in cerca d’ombra. Cresci
sicuro nel calore del mio grembo
nutrito dalla stessa ostinazione.
I miei occhi giorno e notte saranno
guardiani di sogni e con tenerezza
feroce ti difenderò da prede
e predatori. Finchè avrò goccia
di sangue o di respiro. Fiuterai
con me i venti: favonio maestrale
libeccio; sul mio seno i morsi tuoi
e di volta in volta paura fame
gioco e ancora gioco paura fame.

Presto le tue gambine diverranno

forti, ed allora aprirò la tana
perché tu possa partire e al tramonto
ritornare. Quando poi la stagione
soffierà t’indicherò l’orizzonte.

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Feliçita

Principessa
andiamo insieme per le strade
di questo paese. Io indosso sandali
che lasciano nudo il piede e nastri di chiffon
colorati tra i capelli.
Veniamo da lontano.
Ti porto adagiata tra le mie coprenti
vesti, tra veli
pregiati a mostrare incanti: gli occhi tuoi oscuro
mare, le mani protese a tessere fila di sogni
e seta, le dita dei piedi intrecciate a minuti
lapislazzuli.
Abbiamo camminato a lungo seguendo
tutte le processioni per rendere grazie
della tua venuta, per gioire insieme alle correnti
e alla calura ora flebile ora serrata, per ridare brina
alle primule posate sul tuo capo.
In tanti ti hanno benedetta, in tanti si sono fermati
a chiedersi chi fossi. Tu piccola Giada
incastonata tra le pieghe del mio cuore.

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In canto

Nell’attesa tua con cura raccolsi
le filastrocche dei ricci di mare
e la malinconia di lumachelle
appena scasate. Non smisi mai
d’essere ballerina, di contare
sul selciato i ciottoli d’altri tempi
ed allacciare degli avi il canto antico.

Sentieri infiniti percorrerai,
io resterò tua madre sola e sempre.

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