I fuochi di San Giuseppe



I falò di San Giuseppe costituiscono, certamente, la più antica delle tradizioni itrane sopravvissuta al passare dei tempi, anche se ha subito le modifiche del tempo. Le sue origini si perdono nei secoli, ma ancora fino a qualche decennio fa si “scatenava” una vera e propria competizione tra i rioni che coinvolgeva soprattutto i giovanissimi che andavano, mesi prima del 19 marzo, in montagna alla ricerca della legna. Trasportati in paese interi alberi, venivano “nascosti” in luoghi spesso ricavati da case abbandonate o distrutte dalla guerra. Iniziavano, poi,veri e propri "turni di guardia" per assicurarsi che i ragazzi di altri rioni non andassero a rubare la legna tanto faticosamente raccolta. Poi arrivava il gran giorno e tutto i rione era impegnato a realizzare la catasta, più alta e più consistente possibile,in modo che il fuoco potesse sprigionare al massimo la propria forza e “vincere” simbolicamente la gara con gli altri falò.

In realtà tutto ciò era molto pericoloso: si dannegiava la natura, si arrivava a “scontri”, anche violenti, tra i diversi gruppi di ragazzi, e si rischiavano scottature ed incendi. Negli ultimi anni la tradizione era andata scemando con il giusto divieto di tagliare arbusti ed alberi, poi si è stata lentamente ripresa con l’Amministrazione comunale che, grazie la collaborazione della Guardia forestale, fornisce la legna raccolta senza danneggiare la vegetazione .

Alla spontaneità del passato si è sostituita una organizzazione, con finalità anche turistiche, facendo perdere,almeno in parte, il fascino della tradizione. Nonostante, ciò gli abitanti dei rioni sono impegnati nella preparazione delle zeppole,frittelle, di San Giuseppe, il tradizionale dolce della festa, ed offrono vino e pasta a quanti sono impegnati ad alimentare il fuoco o ad assistere allo spettacolo delle fiamme che danzano. Alla musica spontanea tradizionale, fatta a suon di ciaramelle, zampogne e fisarmoniche, si è , in parte, sostituita quella dei piccoli gruppi musicali con strumenti più moderni. Ma, da alcuni anni, la festa dei fuochi richiama anche gruppi spontanei di suonatori di tamburi che si esibiscono in tarantolate lungo le strade del paese. Per molte ore, dai rioni della parte bassa del paese a quelli del centro storico arroccati attorno al castello medioevale, è tutto un riverbero del rosso delle fiamme e di suoni e voci. Tra i rioni meglio organizzati: quelli di Sant’Angelo, del Cavone e d San Gennaro.

Una festa particolare, quella dei Fuochi di San Giuseppe ad Itri, anche se non esclusiva.I falò sono, infatti, una tradizione che si ritrova in tutti i popoli che, in occasione diverse, li accendono come rito tra il sacro ed il pagano, propiziatorio o scaramantico. In alcune zone d'Italia si accendono a Sant’Antonio, in altre la notte dell’Epifania( in Veneto per esempio) per indicare la casa alla cara vecchietta che porta i doni. All’estero, nel grande nord servono per festeggiare la fine dell’inverno e salutare la primavera, mentre nel mondo degli tzigani è attorno ai fuochi che si celebrano matrimoni e ricorrenze speciali.

Ad Itri, la tradizione si celebra nel giorno che la chiesa dedica San Giuseppe,il padre putativo di Gesu, di professione falegname,ed alcuni vorrebbero proprio questo riferimento sia all’inizio della tradizione. Anticamente,con la fine dei mesi più freddi, i falegnami facevano pulizia nelle loro botteghe accatastando all’esterno i residui delle lavorazioni alle quali veniva poi dato fuoco.L’evento era momento di gioco per i bambini, ma anche una occasione di festa e di ringraziamento dei falegnami nei confronti del Santo patrono. Infatti, più si era lavorato e più residui si avevano e, quindi, il fuoco era maggiormente alimentato. Ma, oggi i fuochi sono, comunque, un’occasione per stare insieme, per festeggiare, per incontrare amici che ritornano al paese per l’occasione, mentre la società dei consumi ha fatto diventare il 19 Marzo anche la Festa dei papà.


Le ricette per preparare le "zeppole".

Zeppole di San Giuseppe-Ricetta tradizionale

Ingredienti: - farina g 50, lievito di birra g. 12 ; miele o zucchero.

Preparazione:

sciogliere il lievito in acqua tiepida ed impastare con la farina. E’ importante che l’impasto sia sufficientemente morbido. Lasciare lievitare per circa un’ora. Prendere con il cucchiaio la quantità di una noce e friggere in olio bollente. Far asciugare le frittelle su della carta assorbente. Infine, passare nel miele o nello zucchero.

Zeppole di San Giuseppe -Ricetta moderna

Ingredienti: 250 gr di lievito da pane, 1kg di farina, 6 uova, 250 gr di zucchero, buccia di limone grattata, 1 bicchierino di vermouth, un pizzico di sale.

Preparazione:battete le uova con lo zucchero in una capace zuppiera, aggiungete il lievito da pane precedentemente sciolto in poca acqua salata; lavoratelo possibilmente con le mani in modo da amalgamarlo bene al composto.

Aggiungete la buccia di limone, il vermouth e il sale,mescolandoli delicatamente all’impasto.

Procedete ora con la farina, incorporandola all’impasto poco per volta fino ad ottenere una pasta piuttosto morbida.

Lasciare lievitare in luogo caldo finché l’impasto non aumenti considerevolmente di volume.

Dopo la lievitazione, friggete la pasta in olio bollente prendendola poco alla volta con un cucchiaio così da formare delle palline.

Potete consumare le zeppole al naturale, ben sgocciolate dall’olio, spolverizzate di zucchero o condite con del miele, precedentemente sciolto.

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Le foto sono state realizzate da Augusto Milana in occasione dei Falò di San Giuseppe del 19 marzo 2004 e mostrano i fuochi, i bambini che li alimentano, i musicisti ed i comitati di rione impegnati nelle preparazione delle tipiche "zeppole" o piatti della cucina casareccia.

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