Una vita tra storia e leggenda.


Frà Diavolo: nome stimolante,allegro o terribile, a secondo dei punti di vista, si chiamava Michele Arcangelo Pezza, nome con il quale era stato battezzato il 7 aprile 1771 a Itri,un paese a cento chilometri a nord di Napoli e a centoventi a sud di Roma, nella Chiesa di San Michele Arcangelo.La casa di famiglia, della quale ci sono soltanto alcuni resti dopo i bombardamenti del 1943, si trovava a pochi passi dalla Chiesa nella zona alta del paese,d'impianto medioevale, dominata dal vecchio maniero che per molti divenne nei tempi: il "Castello di Frà Diavolo".

La tradizione e, probabilmente, anche la storia vogliono che a soprannominarlo Frà Diavolo fosse stato il suo Maestro di fronte alla vivacità di Michele che indossava, anche a scuola, un saio francescano dopo un voto fatto dalla madre per la sua cagionevole salute.Ben presto Michele Pezza,anche per il suo carattere vivace, divenne per tutti Frà Diavolo. Questo soprannome, un duplice omicidio a causa di una banale rissa,la lunga latitanza tra le montagne di Itri, l’arruolamento nell’esercito borbonico per espiare la pena e la sua trasformazione in capopopolo per difendere la sua terra dall’invasione francese, ne hanno costruito un personaggio che ha alimentato la fantasia popolare.

La sua “tecnica di guerriglia” gli permise di fermare, sia pure per poche ore, nel 1798,nella gola di Sant’Andrea,tra Fondi ed Itri, lungo la via Appia antica, l’avanzata del potente esercito imperiale francese.In quel punto,dopo la pianura di Fondi, l’antica consolare romana si inerpicava, controllata da un fortino borbonico, attraverso gole e montagne, prima di ridiscendere verso Itri e poi verso il mare di Formia, per proseguire per Capua ed arrivare fino a Brindisi.Il fortino, costruito nel sedicesimo secolo, sui resti di imponenti templi dedicati ad Apollo e Mercurio,e i pendi delle circostanti montagne erano il luogo ideale per far diventare poche migliaia di uomini,semplici popolani,contadini e artigiani,ma ben guidati, una “potente armata”. L’episodio diede molto fastidio all’Esercito Imperiale che, dopo essersi riorganizzato a Fondi, fece un nuovo tentativo e riusci’ a sfondare la resistenza popolare, arrivando ad Itri che fu saccheggiato e bruciato.Molti civili furono uccisi

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