Ma chi era Frà Diavolo?

Piccolo di statura,magro, bruno, con baffi, astuto ed agile era nato a Itri, il 7 aprile 1771 da Francesco Pezza e Arcangela Matrullo, che abitavano in via Sant’Angelo, nella zona alta del paese,quasi all’ombra del campanile della Chiesa dell’Annunziata e a pochi passi dalla collegiata di San Michele Arcangelo dove fu battezzato proprio con il nome di Michele Arcangelo. La famiglia era molto religiosa e quando il piccolo dimostrò di avere una salute cagionevole, la madre gli confezionò un piccolo saio come era tradizione quando si facevano voti per chiedere la protezione Divina o dei Santi:un tradizione che ad Itri è sopravvissuta fino ai primi anni cinquanta.

La famiglia si dedicava al commercio delle olive e dell’olio, ed effettuava piccoli trasporti con carri ed animali nel comprensorio. Il giovane Michele aveva un debole per il gioco e per le belle donne ed in una rissa ci scappò il morte,cui segui’ un secondo delitto per difendersi dalla vendetta della famiglia della vittima.

Ebbe inizio cosi’ una lunga latitanza tra le montagne degli Ausoni e degli Aurunci. Pur aiutato dalla famiglia, Michele ebbe anche bisogno di aiuto da parte di altri latitanti, con i quali portò a termine rapine e furti per sopravvivere.

L’avanzata dell’esercito francese verso l’Italia convinse il regno borbonico ad aprire le patrie galere per rimpinguare l’esercito.La famiglia Pezza chiese per Michele la commutazione della pena in tredici anni di servizio militare. Il 28 gennaio 1978, il Direttore della polizia ricevette la comunicazione che assegnava l’ex-latitante itrano al Corpo dei Fucilieri di Montagna.In realtà, andò poi a finire nel Reggimento della Fanteria reale che prese parte al fallimentare tentativo di liberare Roma dai francesi. Durante questa operazione si vuole che gli uomini al comando di Frà Diavolo compirono saccheggi e razzie nel paesi dei Castelli romani.

Dopo la sconfitta ed il dissolvimento del suo reggimento, Michele rientrò a Itri cercando di organizzare una resistenza popolare all’avanzata dei francesi, aiutati dai polacchi, convinti del momento favorevole per dare l’assalto al Regno di Napoli.

E’ in questa fase che Michele Pezza dimostrò le sue doti militari,di anticipatore delle tecniche della guerriglia, bloccando per alcuni giorni l’avanzata dell’esercito franco-polacco. Ma, il 28 dicembre 1798, fu rotta l’esigua resistenza ed iniziarono cinque giorni di massacri e saccheggi. Dopo due settimane, ci fu un’altra spedizione punitiva ad Itri, mentre Frà diavolo stava riorganizzando le truppe a massa della zona ed aveva inflitto perdite ai francesi.La rappresaglia fu terribile e vennero uccisi, soprattutto civili e numerosi anziani. Tra questi il padre di Michele, Francesco Pezza di 67 anni.

L’episodio rafforzò la volontà di lotta di Frà Diavolo che iniziò una serie di operazioni militari, tra alterne vicende, che lo resero sempre più popolare, mentre la Corte era “fuggita” a Palermo. Michele Pezza fu sempre appoggiato dalla Regina che lo ricevette alla Corte di Palermo, e fu sostenuto dagli inglesi la cui flotta veleggiava al largo delle coste laziali e napoletane. Michele Pezza , contribui’ alla riconquista del Regno delle due Sicilie ad opera del cardinale Fabrizio Ruffo che diede vita all’esercito della Santa Fede,o sanfedista,ingaggiando noti briganti e semplici popolani. Frà Diavolo,da Palermo andò in Calabria per partecipare a diverse operazioni militari di assedio contro i francesi o di sostegno alle insurrezioni locali.La presenza sua e dei suoi uomini si ebbe anche a Potenza ed in altre località della Lucania e del sud della Campania dove ancora oggi località e strade portano il suo nome..Nella battaglia finale per la riconquista di Napoli, riusci’ a resistere nella strategica posizione di Capodichino, bloccando ogni via di fuga da Napoli ai francesi ed ai repubblicani.

> La seconda invasione del 1806.

> Brigante o eroe?

> Bibliografia

> Fra’ Diavolo: dalla letteratura al cinema, passando per l’Opera.

> Fra’ Diavolo nel mirino degli umoristi

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